Farmaci, studio inglese: in UK 237 milioni di errori terapeutici all’anno

Nel Regno Unito 237 milioni di errori terapeutici all’anno su uso farmaci

NB: I dati inglesi sono paragonabili a quelli degli Stati Uniti e dell’Unione europea e quindi anche dell’Italia
Medicines, watch out for mistakes. A ricordare che con i farmaci non si scherza e che questi preziosi (quanto, se mal impiegati, pericolosi) amici della salute sono spesso oggetto di errori, dimenticanze e sviste da parte degli stessi professionisti sanitari che li prescrivono, dispensano e somministrano è uno studio condotto nel Regno Unito.

Ricercatori del Manchester Centre for Health Economics e del Centre for Health Economics della University of York hanno pubblicato sul British Journal of Medicine Quality & Safety  gli esiti tutt’altro che rassicuranti di un’indagine volta a stimare il fenomeno degli errori terapeutici (un medico che sbaglia la scelta del farmaco o  prescrive quello giusto ma a un dosaggio sbagliato, il farmacista che consegna un medicinale diverso da quello prescritto, l’infermiere che somministra al paziente ricoverato una terapia destinata a qualcun altro) commessi all’interno del Nhs, il servizio sanitario inglese.

I  risultati della rilevazione destano più di una preoccupazione: ogni anno nel Regno Unito vengono infatti commessi più di 237 milioni di errori terapeutici che, se evitati, garantirebbero risparmi per 110 milioni di euro e soprattutto salverebbero al vita di 1.700 vite all’anno.  Raccogliendo le informazioni dai database pubblici, il team di ricerca (coordinato da Rachel Ann Elliott della University of Manchester) ha osservato che gli errori possono avvenire in ogni fase del processo, dalla prescrizione, alla somministrazione, all’erogazione dei medicinali.  Il momento più delicato è quello della somministrazione della terapia, in particolare in ospedale,  fase nella quale si registra il 54% degli errori. Le prescrizioni dei medicinali da parte dei medici sono meno a rischio di sviste, responsabili del 21 per cento degli errori.  Ancora meno frequenti gli errori durante la dispensazione dei farmaci (in particolare in farmacia da parte del farmacista), fase nella quale si registra il 16%  dei farmaci (l’esempio è quello del farmacista che sbaglia confezione) avviene il 16 per cento degli errori.

In rapporto al numero di pazienti, l’assistenza primaria registra il tasso di errore più basso. Ma i numeri assoluti sono comunque significativi, dato che si tratta del settore dell’assistenza sanitaria più affollato: 91 milioni di errori accadono ogni anno negli ambulatori dei medici di famiglia.

Nonostante il numero molto inferiore di assistititi, le case di cura commettono molti più errori terapeutici rispetto agli ospedali: sono 99milioni all’anno nelle prime, contro i 47 milioni di errori annui che si registrano nei secondi.

Va precisato che nella maggioranza dei casi gli errori terapeutici non producono gravi danni:  il 72 per cento degli sbagli produce infatti conseguenze  lievi sulla salute delle malcapitate vittime. Danni di entità moderata accadono nel 26 per cento dei casi di errori, mentre solo il 2 per cento delle sviste può far male davvero. Le persone anziane sono quelle più esposte al rischio di errori terapeutici, anche in ragione delle frequenti situazioni di pluripatologie che li costringono all’assunzione di molti farmaci.

Tra i farmaci più frequentemente prescritti, dispensati e somministrati per errore, secondo quanto emerge dallo studio, ci sono gli antinfiammatori non steroidei, gli anticoaugulanti, le medicine per l’epilessia, i diuretici, i corticosteroidi da inalare e alcuni tipi di farmaci per i disturbi cardiaci come i beta bloccanti e i glicosidi. L’80 per cento dei decessi causati dall’errore terapeutico è conseguenza di emorragie gastrointestinali.

“Comprendere la prevalenza e l’impatto degli errori terapeutici può aiutare a prendere decisioni basate sui dati per individuare le priorità nel finanziamento delle iniziative di sicurezza dei pazienti  e per ridurre l’onere dagli errori terapeutici” affermano nelle conclusioni i ricercatori.

Dall’indagine dei ricercatori sono stati esclusi gli errori commessi dai pazienti o dai loro caregiver. I dati inglesi sono paragonabili a quelli degli Stati Uniti e dell’Unione europea.

FONTE: rifday.it
IMMAGINE: pixabay.com