Investire nei porti turistici per il turismo nautico italiano

Sono in corso delle polemiche riguardo al fatto che in Italia affittare un’imbarcazione, il noleggio e anche il posto in un porto sono soggetti all’IVA del 21%, al contrario di camping e alberghi dove l’IVA applicata è solo del 11%. Questa situazione, insieme ad altri elementi può mettere in seria difficoltà il turismo nautico in Italia, considerando il fatto che in Francia le tassazioni applicate alle barche ammontano a solo il 9%, mentre non vengono proprio applicate per i charter nautici.

Proprio per contrastare queste e altre difficoltà, in Italia sono in corso dei provvedimenti per facilitare la vita nautica ai diportisti e agevolare i turisti che frequentano i porti con gli strumenti e servizi annessi. Questi interventi sono necessari, poiché i porti si possono considerare degli ingressi che danno accesso al territorio e lo aiutano a promuovere l’offerta dei servizi e degli eventi dedicati al turismo in generale.
Per migliorare la situazione sarà quindi necessario innalzare il livello della nautica da diporto, quindi impegnarsi sui porti turistici sotto l’aspetto ambientale,  ed ottimizzare i servizi all’interno del circuito dei vari siti portuali, valorizzando in modo efficace il sistema dei porti turistici.

Il valore economico e storico dei porti italiani è indiscutibile ed è forse per questo che la più potente società di porti turistici europea sta investendo tempo e denaro in Italia. La società possiede sotto il suo controllo, una ventina di porti turistici nel Regno Unito e allo stato attuale tre nel Mar Mediterraneo e questo investimento è un chiaro segno del desiderio di voler potenziare il proprio business nei mari che bagnano il Bel Paese. Questa può essere solo un’ottima notizia per la nautica in Italia dove nonostante le difficoltà si continua a investire denaro e innovazione tecnologica.